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Il giorno del giudizio

Il giorno del giudizio


Quasi scrittura privata d’una storia familiare e di una piccola comunità, Il giorno del giudizio si attesta fra le più alte meditazioni romanzesche sul senso della vita e della morte, perché l’impresa è condotta sopra una rara sapienza letteraria, speculativa e narrativa. All’indomani dell’edizione Adelphi (1979) il libro postumo di Satta conosce l’affermazione fra i capolavori della letteratura contemporanea. La Nuoro dei primi del Novecento, dove si muove una umanità che vanamente si affanna o si limita a fluttuare nel mare della vita (con al centro la stirpe dei Satta Carboni, la famiglia dell’autore), conosce la trasposizione in diciassette lingue. Per questa edizione il testo è stato rivisto da Aldo Maria Morace, riandando alle agende e ai dattiloscritti, quindi proponendo una versione vagliata e criticamente ragionata sulle carte d’autore.



ISBN: 978-88-89801-05-5



Salvatore Satta (Nuoro 1902 - Roma 1975), laureatosi in giurisprudenza a Sassari nel ’24 si sposta a Milano per fare tirocinio d’avvocatura ma un’affezione polmonare lo costringe nel ’26 ad una permanenza di due anni in sanatorio, dalla quale scaturisce La veranda (postumo nel 1981). Compiute varie esperienze d’insegnamento universitario, divenuto nel ’38 ordinario a Padova, conosce Laura Boschian che sposa nel ’39. La guerra obbliga i due sposi a numerosi spostamenti, e nel Friuli Satta scrive il De Profundis. Nel ’58 viene chiamato ad insegnare a Roma Diritto fallimentare, elaborando opere giuridiche che rimangono come capisaldi della bibliografia scientifica. Nel ’65 una peritonite lo costringe alle dimissioni. Il triennio conclusivo è vissuto in preda prima alla depressione, poi alla malattia incurabile: il 25 luglio 1970 aveva però iniziato a scrivere Il giorno del giudizio, postumo nel ’77 (Cedam; Adelphi 1979). Esplode il “caso Satta”: consacrato fra i pochi narratori della seconda metà del secolo destinati a sopravvivere.



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