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L'ultima parola. In viaggio. Nel jazz

L'ultima parola. In viaggio. Nel jazz

Jack Kerouac

L'ultima parola. In viaggio. Nel jazz


Tascabili-Narrativa
2003

168 pp.



a cura di Alberto Masala

con uno scritto di Paolo Fresu

 

Questi appartati scritti di Jack Kerouac (molti dei quali tradotti qui per la prima volta in italiano) testimoniano ancora una volta due grandi motivi dello scrittore americano: il viaggio e il jazz. Meglio: in viaggio e nel jazz, perché ad imporsi nella lettura di Kerouac è il dinamismo della sua prosa e l’immersione della scrittura nel suo oggetto. «Se chi scrive è la musica, Kerouac diventa musica. Se chi scrive è il viaggio, lui si fa percorrere dalle visioni, diventa strada. Così diventa occhio, mano che impugna una fotocamera nelle mani di Robert Frank … Diventa toro, sangue, e chi scrive è la stupidità umana … diventa gente, e linguaggio della gente: Dave, il ragazzo messicano, l’umanità di Tangeri con Burroughs, gli irochesi, la patetica visione dell’eroico country quotidiano di un’America bambina che non vorrà mai crescere. E Kerouac diventa America. Ma, come i bambini, la rompe e la rifà diversa»



ISBN: 978-88-86109-74-1



Jack Kerouac (Lowell, Massachusetts 1922 - St. Petersburg, Florida 1969). Narratore e poeta. Proviene da una famiglia franco-canadese di origini canucche. Gli anni Quaranta lo vedono protagonista a New York di un vivacissimo e popolato ambiente artistico da cui usciranno i nomi dello stesso Kerouac di Allen Ginsberg e William Burroughs. Rientrano in questa fase anche i contatti con Gregory Corso e più tardi, a San Francisco, con Lawrence Ferlinghetti. Sono i nomi della beat generation, di cui Kerouac è considerato massimo esponente. Il suo libro più celebre naturalmente Sulla strada (On the Road 1957), ma l'esordio si colloca già nel 1949 con il romanzo La città e la metropoli. Seguono fra gli altri (in Italia pubblicati dalla Mondadori): I sotterranei (1958), I vagabondi del Dharma (1958), Il dottor Sax (1959), Angeli di desolazione (1965). Della produzione poetica ricordiamo Mexico City Blues (1959).



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