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Arcipelaghi
Maria Giacobbe

Arcipelaghi


Tascabili-Narrativa
2001

252 pp.



Scrivere un libro è anche una scommessa d'autore. Con Gli arcipelaghi - che seguono a un cinquantennio di intenso lavoro narrativo - Maria Giacobbe ha vinto quella di costruire una storia di bruciante novità ma con sorprendenti sentori d'antico. Un risultato che riflette una realtà sociale - quella narrata - al guado fra vecchi e nuovi codici culturali. Ma una scommessa richiede sempre una certa dose di coraggio. Ad essere coraggiosi, qui, sono la scrittura e la costruzione del romanzo. I personaggi raccontano e si raccontano, a volte con un velo di oralità, attraverso la partitura dei capitoli, in cui il narratore innesta i suoi corsivi improntati a un autentico lirismo. Ci parlano questi personaggi dal biancore delle pareti di un asettico ambulatorio medico, dal chiaroscuro della luce crepitante di un camino, dal buio di notti campestri, dal nero di una piovosa serata squarciato per un attimo dalla fiammata di uno sparo. E si fanno ascoltare gli attori della storia, e per la loro voce l'autrice ci dona ancora un altro raro ritratto morale di una società dove si perpetuano violenza e vendetta, dove l'adolescenza può infrangersi nel rispetto di principi atavici o cessare, tragicamente, di pulsare.



ISBN: 978-88-86109-56-7



Maria Giacobbe (Nuoro 1928). Dal 1957 vive in Danimarca. Negli anni in cui collabora al «Mondo» di Pannunzio esordisce con il celebre Diario di una maestrina (Laterza 1957; Premio Viareggio; ora Il Maestrale 2003). A questo debutto editoriale ha fatto seguito una stimata e continua attività di scrittura narrativa, saggistica e giornalistica in italiano, danese, francese, spagnolo, che si è accompagnata a diversi lavori di traduzione. Ha inoltre curato l’antologia bilingue Poesia moderna danese/Moderne dansk poesi (ed. Comunità). In Italia è edita dal Maestrale con i titoli: Il mare; Maschere e angeli nudi; Scenari d’esilio; Gli arcipelaghi (da cui è tratto l’omonimo film del regista Giovanni Columbu); Le radici; Pòju Luàdu e Chiamalo pure amore.



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