recensioni
L’insospettabile follia del biografo solitario
E ne viene un saggio di biografia davvero esemplare da parte di De Roma; specie nel distrarti dall’idea (al tempo stesso vera e falsa) che sia Lauter stesso a scrivere di sé: con precisione di dati e date, appropriate aperture su vari familiari e amici ricostruiti nelle singole biografie, ambienti, situazioni editoriali e televisive, le stesse sue opere date con trame da romanzi nel romanzo; insieme a finestrelle sul presente nei capitoli (La casa sulla scogliera), ove compare Roberta, sua affittuaria innamorata dell’australiano Matt, bloccata in Sardegna dall’affetto per la madre malata di cancro.
Una biografia mirabile: sì da irritarti quando la Parte seconda (pagine 275-310) rimette tutto in gioco, col biografo che, proponendosi ora con volto da “giustiziere”, di Lauter (che d’ora in poi sarà solo “LL”) narra il lato oscuro, falso e falsificante, cinico e crudele, avvalendosi della tecnica da “racconti nel racconto” con ben altre verità. A irritarti in particolare è il ricorso a topoi narrativi usuali e persino abusati (che non dico per non far dispetto al lettore, specie considerando i continui piazzamenti: sin dal titolo del libro); anche se subito dopo nella Parte terza (pagine 311-340), affidata a sei romantiche lettere, la testimone curiosa Roberta narra al suo Matt le molte cose che non quadrano nel solitario biografo, così tornando a riequilibrare il tutto e a rileggere la seconda parte in diversa prospettiva: d’una lucida follia che sta ormai debordando.
E non aggiungo altro. Se non che davvero il romanzo “finisce solo alla fine”. Di più: alla fine ricomincia, portandoti a ripensare daccapo al folle incrocio tra i misteri di Lauter e del biografo. Segno, questo, dell’abilità di De Roma nel ricostruire le singole figure talora sino alla brutalità (salvo che nella vicenda omosessuale nella Parigi occupata dai nazisti e nel riferimento a Siggy di pagina 299), potendo riconoscere in certe loro estremizzazioni un racconto conseguente all’ormai folle sguardo del biografo. Il tutto dato con scrittura solida e colta; e un senso del ritmo che sa compenetrarsi nelle diverse volute e registri d’un romanzo accattivante, per certi aspetti tenero, crudele per altri.
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