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16 set 2007 - L'unione sarda | Redazionale

Dessì, vince De Roma

Vita e morte di Ludovico Lauter | Alessandro De Roma


Il premio Giuseppe Dessì, XXII edizione, per la narrativa è stato assegnato al romanzo di Alessandro De Roma Vita e morte di Ludovico Lauter, pubblicato dalla casa editrice Il Maestrale. È invece Patrizia Cavalli con la raccolta Pigre divinità e pigra sorte (Einaudi) ad aggiudicarsi il premio per la sezione poesia. I due riconoscimenti sono stati consegnati al romanziere e alla poetessa ieri sera, a Villacidro, nel corso di una cerimonia in piazza Zampillo durante la quale è stato consegnato all’artista visiva Maria Lai il premio speciale della giuria.

Vita e morte di Ludovico Lauter, si legge nella motivazione, «ha meritato il premio della giuria per ragioni che si presentano subito evidenti: in primo luogo esso non soffre minimamente delle goffaggini in cui ci imbattiamo talvolta leggendo un’opera prima, dimostrando invece una maturità, una misura che lasciano indovinare, per il suo autore, un lungo apprendistato nel “mestiere” dello scrivere. La costruzione dell’intreccio è condotta con sapienza e rigore, senza sbavature, o cedimenti a quanto possa rappresentare il facile effetto, la “trovata” intrigante. Pure, con una grande leggerezza, in cui si mescolano seriosità e divertimento, e un ineffabile, ironico sorriso che ci accompagna in sottotraccia – ma sempre più aperto via via che ci addentriamo nella lettura – dall’inizio alla fine del romanzo» […] scrive la giuria del premio, presieduta da Silvio Ramat e composta da Anna Dolfi, Marcello Fois, Duilio Caocci, Gianni Filippini, Laura Pariani, Leandro Muoni, Aldo Forbice, Massimo Onofri, Idolina Landolfi, Massimo Murgia (segretario del Premio e presidente della Fondazione Dessì), Dimitri Pibiri (segretario della Giuria e assessore alla Cultura del Comune di Villacidro) […]. Parole che indicano in Alessandro De Roma, 37 anni (nato a Carbonia), preferito agli altri finalisti (Guido Conti con La palla contro il muro, per la Ugo Guanda Editore, e Letizia Muratori con La vita in comune, Einaudi) uno dei nomi da tenere d’occhio nel fertile panorama letterario sardo di questi anni. E proprio a questo argomento, alla definizione ormai corrente di “nouvelle vague sarda”, al ruolo giocato dal modello di Sergio Atzeni nella narrativa recente, ai successi editoriali di autori come Salvatore Niffoi, Milena Agus, Giorgio Todde e del duo Massimo Carlotto-Francesco Abate, era dedicata la tavola rotonda cui hanno dato vita, venerdì sera, i critici Massimo Onofri, Filippo La Porta, Giorgio Ficara, gli scrittori Salvatore Mannuzzu, Giulio Angioni, Marcello Fois e i giornalisti Costantino Cossu, Marco Noce e Stefano Salis.

Alessandro De Roma ha scelto dunque di esordire con un libro che parla di altri libri: quelli (venduti a milioni di copie) del fantomatico Ludovico Lauter, definito «il più grande scrittore di tutti i tempi», una figura inafferrabile che il personaggio-narratore bracca instancabile, per redigere una sua minuziosa biografia. Testo giocato su più piani, luoghi e tempi storici – compresa la storia Reale, in retroscena – che De Roma affianca e, al caso, sovrappone con disinvoltura, senza perdere mai di vista le linee portanti della vicenda, il suo inquietante senso finale. Perché le cose non stanno per nulla come sembrano, e fino alla fine il lettore è tenuto col fiato sospeso, in una serie di ribaltamenti, scambi di identità e di ruoli. Il libro poggia insomma su una menzogna, su una serie di menzogne, chiuse l’una dentro l’altra come matrioske, e i progressivi svelamenti non sono che nuovi punti di partenza per ulteriori scorrerie nel regno della finzione letteraria. Del resto il narratore stesso lo dichiara, quasi in apertura di romanzo:«A chi davvero può importare della verità, quando si è disposti ad emozionarsi per una menzogna? Non è forse questa la base stessa dell’intera storia dell’umanità?»



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