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1 ott 2001 - La Nuova Sardegna | Flavio Soriga

E' forte e denso come il vino delle sue parti...

Il postino di Piracherfa | Salvatore Niffoi


E' forte e denso come il vino delle sue parti l'inchiostro della penna di Salvatore Niffoi, forte e denso il sangue nelle vene dei suoi personaggi, mai caricaturali, vivi e concreti pagina dopo pagina, disperati e soli come tutti gli eroi della migliore letteratura, buoni o cattivi eroi di una terra che sente tirare le sue radici e non sa se aggrapparsi a queste o liberarsene con uno strappo forte e definitivo, una terra che assomiglia alla terra di Barbagia, ma chissà se lo è davvero o è l'Isola intera, o il mondo intero. Sospesi tra gli incubi del passato e i brutti sogni del presente, aggrappati alla vita senz'altro aiuto del vino nero e di qualche bestemmia, i diavoli malinconici di Salvatore Niffoi sono tornati a vivere in una nuova storia: "Il postino di Piracherfa", edito da Il Maestrale, opera seconda del poeta di Orani, un falso giallo che non si fa ingabbiare da nessuna etichetta, sconfinando nella fiaba tragica, nel noir, nel dramma d'amore. Il postino del titolo si chiama Melampu Camundu e la storia inizia il giorno del suo cinquantesimo compleanno, un giorno come un altro, ché non basta una grossa torta alla panna a fare felice uno come lui, postino sì, ma anche poeta e filosofo, obeso e solitario e orfano di un contadino fattosi bandito per un giorno, prima di spararsi in bocca un colpo secco di fucile, prima che la Giustizia lo potesse raggiungere. Melampu porta baffi a manubrio impomatatati con olio d'oliva e miele e sugna e lucido da scarpe, e ha una teoria del mondo che vuole due entità primordiali, il Kaos e il Nulla, alla base di ogni cosa: "Il Nulla se ne stava là da sempre, ad aspettare che il Kaos lo raggiungesse con assalti libidinosi e improvvisi alla pecorina, che poi fruttavano uomini e cose, cioè altro Nulla pronto a farsi mordere e montare da altro Kaos". Filosofo triste fino alla disperazione, Melampu, ma anche poeta e scrittore: se arriva una lettera destinata a un compaesano defunto la nasconde tra i pantaloni e le mutande e più tardi, nella sua vecchia casa sempre vuota, risponde al mittente, regalando un avanzo di vita a chi non c'è più, e un po' di speranza a chi aspetta una risposta altrimenti impossibile. Eroe storto, Melampu, eroe sbeffeggiato dai ragazzi del paese (baffone baffone gli gridano dietro tra i vicoli scuri di Piracherfa), masturbatore notturno e amante di una puttana, Galdina Treneddu, che assieme a Lillona la tisica del "Viaggio degli inganni" è tra i personaggi più belli e forti di Salvatore Niffoi. A un certo punto del racconto la storia di Melampu il postino si incrocia con quella di alcuni omicidi, e la Giustizia va a bussare alla sua vita, e il libro diventa una sorta di giallo, avvincente come un giallo ma incurante delle regole e delle tecniche del genere, e il ritmo della narrazione accelera ancora fino allo scioglimento del mistero, in un finale duro e spigoloso come il granito delle case di Piracherfa, un finale non scontato e non consolatorio, lontano dal classico ritorno alla normalità di alcuni polizieschi di successo. Centotrentacinque pagine di storie, riflessioni, personaggi, il ritratto preciso e pungente di un qualunque paese di Barbagia, un romanzo di odori e sapori forti, e rabbie e ubriacature e odii e amori che sconfinano nell'ossessione e nella morte: "Il postino di Piracherfa" si candida a classico di un futuro non troppo lontano, e conferma Niffoi come scrittore di penna facile, ma non leggera, incapace di piegarsi ai generi e alle mode, capace di colpire il lettore senza annoiarlo o stordirlo, obbligandolo a specchiarsi nelle paure nelle angosce nelle vaghe speranze dei suoi personaggi, e a fare due conti con se stesso, e con la strana terra in cui viviamo, con le mille Piracherfa di Sardegna.


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