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1 giu 2011 - El Ghibli | Raffaele Taddeo

Terre di andata - Poesie & Proesie di Carmine Abate

Terre di andata | Carmine Abate


Questa silloge poetica è una riedizione, con aggiunte anche significative, del testo già pubblicato nel 1996. E' un insieme di poesie suddivise in quattro parti: dimore tra me, dimore di me, di more, dimore di noi.
Ci fa riflettere la stessa parola dimore che può assumere vari significati, casa ad esempio. Penso che quello più incisivo sia il "sostare". Le soste che la poesia induce a fare.
E' possibile individuare le diverse sfumature di contenuto espresse da ciascuna di queste parti,  una poesia dello stesso Abate ci dà alcuni elementi per individuarne le differenze. In Giochi di more I si dice: "Dimore di me per amore/ dimore tra me indolore/ di more in me con sapore/ Ma gira gira il mondo/ il ballo è sempre tondo/ gira la mia testa/ tutti qua a far festa". La terza e quarta parte sono più chiare da leggere perché la prima di queste due indica poesie che in qualche modo sono più vicine alla natura, ai suoi colori e sapori, altre si rifanno proprio al gioco di parole e al divertimento di mescolare un po' le tre lingue in possesso di Carmine Abate, l'italiano, il tedesco, l'arbëreshë; la quarta sezione parla invece del rapporto con l'altra persona, quella amata. Rimane il difficile problema di individuare la differenza fra la prima sezione e la seconda che i due sintagmi utilizzati non riescono a fare molta chiarezza. Che cosa vorrà dire "per amore" e "indolore"? Perché entrambe le sezioni hanno una carica affettiva intensa, ma poi quel termine "indolore" non vorrà essere piuttosto "in-dolore"? Io personalmente penso che nella prima sezione ci sia una sfumatura più accentuata sulla emigrazione, mentre nella seconda sul senso di solitudine e malinconia che l'emigrazione comporta. Cioè la prima sezione insiste sul fatto, la sezione sugli effetti del fatto.
Un secondo elemento che mi preme sottolineare è quello relativo alla poetica. Che in questa edizione è posta all'inizio di tutte le quattro sezioni facendo quasi da introduzione, mentre nella precedente apparteneva alla prima sezione. Con ciò penso che si tenda a sottolinearne l'importanza. La poesia dice "vi proporrò un viaggio nel mio cuore", ma poi bergamotti e ginestre vi saranno serviti ben calde. La poesia si conclude con "riusciremo a capirci? E poi che cambierà?". I due concetti fondamentali riguardano la possibilità di comprendersi mediante la poesia e la possibilità che con le parole della poesia sia possibile cambiare qualcosa. In questo senso Carmine Abate continua quella separatezza fra poesia e pubblico che, inaugurata da Baudelaire con le poesie "Albatros" e "i ciechi", continua poi in varia forma e varia dichiarazione in tutto il '900. Montale addirittura non assegna alcuna importanza alla poesia. Chiunque ne può fare a meno, ha una funzione solo per il poeta. In fondo la dichiarazione poetica di Carmine è del tutto simile con tutto il dubbio che se la poesia per lui ha funzione per gli altri si pone il duplice problema della comprensione e della sua stessa funzione.
Ma ci sono altre due poesie che manifestano l'intenzione poetica e cioè "Ai miei amici poeti" e "credo che ho detto tutto". Nella prima di queste l'autore sembra più scettico sulla possibilità che i versi servano a qualcosa e paventa il rischio che i poeti parlino "di altro da soli" e poi cerchino fra di loro "la lotta nei fogli di carta". Egli ha chiara l'idea della possibilità di scoprire e cogliere realtà più profonde ed elevate perché i poeti sono "protesi ad afferrare le stelle"(la similitudine con la poesia di Baudelaire "i ciechi" è notevole), tuttavia il dubbio che non ci sia nessuno che abbia bisogno di loro è elevato. Il tema baudleriano qui è ancora più evidente, non essere vate, scrivere per sé, sfiducia che a qualcuno la poesia possa servire.
Nella terza emerge la convinzione che con l'uso di metafore, parole ricercate si sia comunicato con completezza l'esperienza fatta. Si è parlato di sogni, di ideali, di illusioni e delusioni, delle arrabbiature, delle paure, dello scontro con la realtà e specialmente del fatto che si ha "bisogno di tempo" per andare oltre, per continuare nel cammino di maturazione, nella possibilità di offrire descrizioni di esperienze più radicali e più complete. Ma questo solo per il poeta.
Vediamo di cogliere gli aspetti sostanziali della sua poesia. Scrivevo qualche anno fa nel supplemento per el-ghibli su Abate che : "L'elemento generativo della poesia dello scrittore calabrese è un sentimento primordiale che chiamerei lontananza. Questa esiste in particolari circostanze e cioè quando manca qualcosa che si è lasciato in altro spazio, quando si spera di ritornarvi, quando il ricordo diventa un mito generativo di altri miti, di fatti, di persone e di storia."
Se si considera tutta l'opera di Carmine Abate risulta evidente che la lontananza agisce come fatto poetico determinante attraverso cui si costruisce la poesia, il racconto, il romanzo. Egli ha dovuto scoprire, rintracciare in sé questo elemento generativo della sua poetica, specialmente la possibilità di sviluppo mitico.
Nell'opera narrativa man mano viene meno, si offusca il vuoto esistenziale che la lontananza crea; il sentimento non produce più dolore, ansia, insicurezza, si trasforma in strumento creativo di storie e di miti. La poesia è invece rimane carica di questo sentimento. Vi è una poesia di Carmine Abate che indica in maniera inequivocabile questa svolta. Si tratta di una poesia scritta fra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, quando cioè appare il primo romanzo Il ballo tondo. Forse è opportuno riportare per intero questo testo di svolta nella produzione dello scrittore calabrese. "No, non più/ non ho più/ un grammo di/ per il per la/ né da vendere/ né da svendere/ Sì, era dolce/ agrodolce/ un buon sapore/ di more di roveto/ L'ho divorata/ in altri tempi/ a chili/ e un po'/ l'ho conservata/ in vasetti di vetro/ per voi e per me/ (ché non si sa mai/ in questa vita)/ come fa mia madre/ con l'uva nera/ Sull'etichetta/ ho scritto/ Nostalgia". (Nell'incontro avuto alla presentazione del suo libro Carmine Abate ha sottolineato che insieme a "nostalgia" ha posto anche la data 1986). Il ricordo della terra lasciata, delle persone, della comunità d'origine non è più fonte di sentimenti che creano dolore, desiderio, vuoto, mancanza. Si è trasformato in fatto letterario, perché sedimentato, filtrato dal tempo e quindi rielaborato in strumento narrativo.
La lontananza rigurgitante di attaccamento, desiderio, di dolore è invece il tessuto costruttivo della sua poesia, sia quella che più direttamente riguarda lo straniamento dovuto alla esperienza della migrazione che quella che vuole essere un canto d'amore.
Nella sezione "dimore per me" il paese d'origine, la sicurezza ch'esso infonde, il colore e il calore diventano elementi di confronto costante con l'esperienza del vissuto da emigrato lontano dal proprio paese nella lontananza in cui "la vita...sfugge per sempre". Quel paese è "la speranza", perché "...come vivi lì figlio mio/ non vivi in nessun posto" .
L'assenza dal paese d'origine fa sì che anche gli oggetti in quel posto perdano la loro vita, la loro bontà perché non sono valorizzati dall'uso, dalla presenza, dalla frequentazione del soggetto che è lontano. La casa che l'emigrato si è fatta al paese "...è una casa/ vuota una/ vita sofferta e cercata/ E' una casa ammuffita."
La lontananza assume tutta la sua pregnanza nella poesia viaggio di andata, ove il migrante appena giunto sul suolo straniero sente il bisogno di ricollegarsi con la persona che rappresenta simbolicamente la terra d'origine, lo spazio embrionale. La poesia che è toccante perché lascia nel non descritto l'ansia e la voce dell'interlocutore, la madre, posta dall'altra parte del filo telefonico, si chiude con queste parole: "...sì, torno presto./ Ti mando un bacio. Ciao. Devo andare"vi.
Le parole "torno presto" sono una chiara menzogna di cui è consapevole sia chi parla, sia chi ascolta, ma che si accetta perché è solo attraverso questa bugia che si ha il coraggio di allontanarsi. L'allontanamento è possibile quando vi è la continua speranza del ritorno, vissuta come una favola, un mito a cui ci si aggrappa.
Più intima è la poesia "dimore di me", ma forse più riferita alle proprie contraddizioni, allo scontro fra ideologie e vita. Significativa è la poesia "le parole di fuoco" che hanno quasi lo stesso tema di una nota poesia di Montale "il raschino". Scrive il poeta ligure:Abbiamo ben grattato col raschino/
ogni eruzione del pensiero. Ora/tutti i colori esaltano la nostra tavolozza,/escluso il nero». Carmine attacca la poesia in questi termini:" Gratta gratta/ le parole di fuoco/ le raggiere insormontabili/ allusive e barocche/ gratta gratta/ il nulla-energia-vita/la vita-energia-nulla/… Il poeta tende a mettersi più a nudo. Significativo è il brano o meglio la proesia "ambizioni deluse", come chiama lui queste prose che sanno di poesia.
L'ultima sezione è essenzialmente un insieme di poesie d'amore e la poesia intitolata "Dedica" ne è un esempio lampante. Un primo dato è che esse sono un percorso a ritroso, cioè abbiamo poesie che vanno dall'89 al '79 e non viceversa. Una scelta del poeta per testimoniare forse la costanza di questo tema in tutta la sua produzione.
Le poesie hanno un sapore delicato di seta da sfiorare per non stropicciarla e sgualcirla. Esse non sono mai addensate da forti sentimenti, ma sono condotte con pennellate leggere e con tenui tonalità di colori.
Non vengono espressi sentimenti dell'io nei confronti dell'amata, ma vengono colti momenti, aspetti, atteggiamenti dell'amata e collocati come in un quadro. Eccone un esempio: "Sul tuo viso intento/ a fissare sull'agenda nera/ frammenti del passato prossimo/ aleggia lo splendore/ dell'anima marina./ L'incauto osare della luce/ bianca non può che ferirti/ di sbieco la ruga sottile/ del sorriso" .
A volte i sentimenti sono appena accennati, ma ciò accade quando il poeta avverte il vuoto per l'assenza, la lontananza dell'amata.
I fatti, le azioni non acquistano significato, non sembrano coinvolgere l'io perché perdono valore nell'assenza dell'amata: "Cosa fai?" "E poi dove vado" "E chi lo sa" " ...stringo i pugni sporchi/ di treni che arrivano sempre/ dove sanno puntuali/ e tu dormi a vent'ore/ di treno da qui sola sola/ stringendo il cuscino/ e il mio pigiama"xii.
Si notino i rimandi non solo fonici, ma qui simbolici del "stringo" e "stringendo".
Il vuoto per l'assenza dell'amata può essere dato anche solo dalla mancanza del contatto: "Lo sento il silenzio assoluto/ che mi spacca le tempie/ è qui da un minuto/ da quando tu dormi tranquilla/ più in là/ Sognerai tinto nere/ nei mari delle isole azzurre/ o un altro me senza volto/ che ti bacia le labbra/ e poi scappa con te/ dentro me/ E' strano:/ se ti sfioro la mano/ non sento il silenzio assoluto/ che mi spacca le tempie/ sento un'onda/ che mi culla le ciglia/ profonda".
E' ancora la poetica della lontananza, che anche in queste poesie serpeggia e fa capolino come voce poetica fondamentale. Ma credo che l'ultima poesia sia la summa di tutta la poetica di Carmine Abate perché dichiara a chiare lettere il tema del ritorno che poi è diventato tema centrale delle sue opere in prosa e dove ancora una volta è possibile vedere come il ritorno sia qualcosa di difficile e per nulla scontato come evento felice. Ritornare è sempre una ferita.
La sezione "di more" è una sezione essenzialmente sperimentale perché Carmine Abate vede di utilizzare le tre lingue che conosce costruendo anche rime oltre che rimandi di significato. Ma è sperimentale perché l'attenzione è specialmente alla costruzione del verso, alla ricerca delle parole ad effetto, alla ricerca di allitterazioni, consonanze e assonanze, anche se qua e là emerge qualche aspetto decisamente significativo come nella poesia " no, non più" citata in precedenza.
Un' ultima considerazione. Perché queste due ultime pubblicazioni: "vivere per addizione" e "terre di andata"? Entrambe le pubblicazioni propongono o ripropongono, la prima, racconti scritti fra un romanzo e l'altro: la seconda poesie già in gran parte pubblicate. Penso che lo scrittore stia rintracciando una sua nuova poetica dopo le brillanti esperienze del ciclo che possiamo definire del "ritorno".


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