recensioni


13 mag 2008

Il cattivo cronista



Chi afferma che in Sardegna non ci siano gli squali, sbaglia. Ci sono. Il punto è che non si trovano nel mare. Si trovano un po’ dappertutto, ma non nell’acqua. Il tribunale, gli studi legali, le sezioni di partito, i commisChi afferma che in Sardegna non ci siano gli squali, sbaglia. Ci sono. Il punto è che non si trovano nel mare. Si trovano un po' dappertutto, ma non nell'acqua. Il tribunale, gli studi legali, le sezioni di partito, i commissariati, le discoteche, sono tutti posti che ne contengono tantissimi. Ma sono pesci piccoli. Squaletti. I loro denti sono arrotondati. Quando sbranano fanno male, ma non sono letali. Piccoli, insulsi, insignificanti squaletti. I veri predatori, quelli che fanno venire un infarto anche solo a vederli, sono pochissimi. Ma ce n'è uno che è ferocia pura. Cattivo come un tumore, avido di fama come una velina, egoista come un verme solitario, ma al tempo stesso dotato di un talento geniale per la scrittura. Si chiama Rudy Saporito: è cagliaritano, non sardo. Cronista di nera del più importante quotidiano della Sardegna, si muove nelle acque torbide di una Cagliari notturna e insidiosa. Si muove cattivo, pronto a sbranare la notizia: se sei sulla sua strada fatti da parte, perché ti sorriderà e poi ti pugnalerà alle spalle pur di superarti. Questo è Rudy: uno dei personaggi più cattivi e innovativi della letteratura italiana degli ultimi anni. Rudy Saporito, il Cattivo Cronista. Perfidia. Il cuore di Rudy pompa perfidia nelle vene. La spinge ad una pressione altissima. E quella perfidia, quella cattiveria, è la benzina che fa muovere la macchina Rudy Saporito: una macchina da guerra nata per scovare notizie, rubarle agli altri a costo di mostrare le zanne, e poi riversarla su carta con rabbia e con un talento affilato all'estremo. Questo cronista di nera non si ferma di fronte a nulla pur di raggiungere il suo scopo: sentimenti, emozioni, pietà, amicizia, sono solo intralci per gli obbiettivi di Rudy, che quindi li scavalca senza voltarsi indietro. Questo è Rudy. Un bastardo. Ma un bastardo maledettamente simpatico.

Forse questa componente endemica di cattiveria deriva dal suo patrimonio genetico: infatti il giovane cronista viene da una famiglia di avvocati, di bravi avvocati, che si fanno strada nel foro grazie ad una bastardaggine senza pari, temperata su falsi sorrisi e ipocrite pacche sulle spalle. In realtà anche per Rudy la strada era stata spianata verso il tribunale, ma il giovane non era tagliato per quella vita. Così, con grande delusione del padre e del fratello, due vere iene in completi sagomati, ha iniziato a fare ciò per cui è nato: scrivere. E la cattiveria è il suo propellente, quello che gli permette di avere una marcia in più, di anticipare i suoi colleghi, di farsi beffe di quel poco di coscienza che gli è rimasto. Ma forse sbranare la vita come fa lui, non avere scrupoli di fronte a niente o nessuno, può avere dei rischi...

Come ci è finito il protagonista di questo romanzo su un letto d'ospedale, delirante di morfina e con braccia e gambe rotte? Lo si saprà avventurandosi all'indietro in un anno della sua esistenza. Lo si saprà seguendo Rodolfo Saporito, Rudy, cronista di nera. Rudy sta al centro della storia: perché è lui, sbruffone ciarliero con carico grosso di vanità, a gestirla con la sua voce la storia, proprio come s'industria o s'illude, nella vita, di gestire e manovrare le persone che gli stanno intorno e i fatti di cronaca che con penna scaltra ri-plasma a suo uso e consumo. Tutt'intorno una giostra di fatti e persone che sono le tante storie e la varia e commovente umanità di questo romanzo. Una giostra, per Rudy, da far girare alla velocità di una vita priva di scrupoli, alimentando un ego senza fondo. Salvo imprevisti.

Questa la trama de Il Cattivo Cronista, romanzo dello scrittore cagliaritano Francesco Abate, dove per la prima volta viene introdotto il personaggio di Rudy Saporito, il vero architrave portante del libro di Abate. La struttura narrativa di questo bel romanzo è suddivisa in quattro parti: una per ogni stagione. Sì, perché per capire come il giovane cronista è finito in un letto d'ospedale, più morto che vivo, Abate ci fa ripercorrere tutto un anno di vita del giornalista, in modo tale che il lettore può capire chi è Rudy, e cosa significa essere un cronista di nera, o meglio, il miglior cronista di nera di tutta la città. Perché il titolo, Il Cattivo Cronista, vuol dire proprio questo: essere il migliore, vincere su tutto, laddove la coscienza non è un impedimento, perché la coscienza non esiste più: è stata soffocata dal cinismo e dalla voglia di arrivare.

A seguire Rudy come un'ombra nelle lisergiche notti cagliaritane, c'è Gepi, uno spacciatore, suo unico vero amico, a cui copre le spalle grazie alle sue conoscenze in Questura e nel comando dei Carabinieri. Dal canto suo Gepi protegge Rudy dalla fauna giovanile di periferia che lui conosce molto bene, poiché da lì proviene. Abate tratteggia molto bene questa strana amicizia tra il cronista e lo spaccia: un'amicizia forgiata sulla base di condivisioni di esperienze allo sbando, fatte di infinite notti in discoteca, strisce di coca, ecstasy, avventure con diciottenni, vacanze ad Ibiza, il sogno di aprire un bel locale proprio lì, nella magica Ibiza, per fuggire definitivamente da quell'isola prigione, ventre bastardo che li ha partoriti.

Il personaggio di Gepi è delineato talmente bene, ed è intrecciato a corda doppia al Cattivo Cronista, che i lettori lo rincontreranno anche in Così si dice, seguito ideale del primo romanzo, e in Mi Fido di Te, romanzo scritto da Abate in coppia con Massimo Carlotto, dove Rudy e Gepi giocheranno delle parti fondamentali nello snodo della trama. Ma è proprio in questo primo romanzo che l'amicizia tra i due personaggi viene messa più in risalto, e il lettore capisce che in fondo Rudy e Gepi sono fatti della stessa pasta: entrambi sono affamati di vita e di notti tirate per le orecchie fino all'alba. Entrambi si sentono divinità della notte, che niente e nessuno può scalfire.

Così come il suo personaggio, anche Francesco Abate è un giornalista di nera; ad essere precisi un cronista di strada, categoria ormai in via d'estinzione. Per questo quando Rudy ci mostra l'interno di una redazione di giornale, che pare quasi una grande ragnatela dove una miriade di ragni cercano di mangiarsi l'un l'altro, non si può fare a meno di sorridere. C'è molta ironia nelle parole di Abate verso un mondo, quello del giornalismo, dove il clientelismo, l'ipocrisia, l'invidia, l'egoismo e la falsità, sono demoni con cui si deve avere a che fare, volenti o nolenti. E allora non resta che sorridere quando Rudy parla dei suoi colleghi, perché sembra quasi che Abate ci stia confessando tutte le cattiverie e tutte le falsità, tutte le persone per bene e tutti i pezzi di merda, con cui ha avuto a che fare. Ecco allora il povero Filo, precario da anni, bravo ragazzo un po' sfigato che non riesce a farsi assumere in pianta stabile nel giornale e a cui Rudy insegna il mestiere; ecco Bonaria, l'amica più sincera di Rudy, che gli vuole bene per quello che è; ecco Lavori Sessualmente Utili che si fa strada nel giornale aprendo le gambe; e così via, in questa giostra di favori e doppiezza che costituisce il cuore marcio di qualsiasi giornale.

Con una spietata narrazione in soggettiva, Francesco Abate ci mostra la realtà direttamente attraverso gli occhi e i cattivissimi pensieri di Rudy. Ed è realtà vera quella che Abate spiattella sulla pagine; questo è un elemento molto importante. Francesco Abate è uno scrittore al servizio della realtà. Vede i suoi romanzi come lenti d'ingrandimento sulla società, su ciò che gli sta intorno; così intesse fatti reali con una trama inventata ma altamente verosimile, supportata da alcuni fatti di cronaca realmente accaduti e da una straordinaria fluidità della scrittura, secondo punto importantissimo nell'identità di quest'autore. La scrittura di Abate, infatti, è una di quelle che resta impressa nella mente anche dopo che si chiude il libro. È radioattiva. Fluorescente. Ti rimane inchiodata agli occhi come la luce degli strobo dopo una notte passata in discoteca. È viscerale. Buca la carne come un proiettile. Va dritta al cuore o allo stomaco. Senza pietà. Senza filtri. Ciò che Abate vede, Abate riporta. Se la sua scrittura fosse un cane, sarebbe un feroce e cattivo pit-bull da combattimento, di quelli che non smettono di sbranare finché non sentono toccare dente contro dente.

Questi due elementi, l'attenzione verso la realtà e il talento puro per la scrittura, coagulandosi tra loro vanno a formare lo stile Francesco Abate. Uno stile molto originale, nato per corrodere il perbenismo e l'ipocrisia. Uno stile creato ad arte per essere un antidoto alla noia e regalare notti insonni ai lettori.sariati, le discoteche, sono tutti posti che ne contengono tantissimi. Ma sono pesci piccoli. Squaletti. I loro denti sono arrotondati. Quando sbranano fanno male, ma non sono letali. Piccoli, insulsi, insignificanti squaletti. I veri predatori, quelli che fanno venire un infarto anche solo a vederli, sono pochissimi. Ma ce n’è uno che è ferocia pura. Cattivo come un tumore, avido di fama come una velina, egoista come un verme solitario, ma al tempo stesso dotato di un talento geniale per la scrittura. Si chiama Rudy Saporito: è cagliaritano, non sardo. Cronista di nera del più importante quotidiano della Sardegna, si muove nelle acque torbide di una Cagliari notturna e insidiosa. Si muove cattivo, pronto a sbranare la notizia: se sei sulla sua strada fatti da parte, perché ti sorriderà e poi ti pugnalerà alle spalle pur di superarti. Questo è Rudy: uno dei personaggi più cattivi e innovativi della letteratura italiana degli ultimi anni. Rudy Saporito, il Cattivo Cronista.

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