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22 giu 2003 - Reporters | Paolo Mastino

Un protagonista sbruffone e ciarliero

Il cattivo cronista | Francesco Abate


Un protagonista "disgustoso", una Cagliari stranamente "metropolizzata" e una redazione giornalistica "tribale", tutto insieme all'interno di un romanzo assolutamente da leggere.
Un libro che «proprio come una cozza, sta nelle acque peggiori, drena le più terribili schifezze e restituisce acqua pulita», come ha affermato lo stesso autore Francesco Abate, giornalista dell'Unione Sarda, in occasione della presentazione dell'opera presso la Libreria Il Labirinto di Sassari, alla quale sono intervenuti importanti giornalisti, scrittori e intellettuali.
"Il Cattivo Cronista" inizia in una maniera curiosamente insolita: il protagonista – che in realtà cattivo non è – si trova su un letto d'ospedale con le ossa rotte. Da lì, e per tutto il romanzo, Francesco Abate narra le intricate vicende di questo giornalista «sbruffone e ciarliero». Ed è solo dopo aver letto tutto d'un fiato le pagine agili e snelle del libro che il lettore capisce il perché di quella condizione iniziale. La lettura è godibile: come ha detto il giallista Massimo Carlotto, «Abate sa utilizzare in maniera nuova le tecniche di un genere che sta tra il noir ed il poliziesco».
Apprezzabile è anche la descrizione della città di Cagliari che, secondo il giudizio di Manlio Brigaglia, «appare quasi come fosse una delle metropoli narrate nei romanzi americani». All'interno di questo scenario agisce il protagonista che per alcuni è «gradevole, affascinante e comunque un buon cronista» (Massimo Carlotto) mentre per altri è «un personaggio brutto, disgustoso», come afferma, durante la presentazione, Celestino Tabasso, giornalista sassarese trapiantato a Cagliari, scherzosamente definito come colui che all'Unione Sarda «scrive le didascalie delle immagini sportive». Per avvalorare la sua tesi Tabasso si cimenta nella divertente narrazione di uno dei tanti micro-racconti contenuti nel romanzo – tanto odiati da Brigaglia «per via dei caratteri piccoli e del corpo del testo rientrato rispetto al resto del libro» –: durante una delle tante serate mondane alle quali deve presenziare, il protagonista si esibisce in un approccio piuttosto volgare con una bellissima modella. Dopo essere stato snobbato, egli decide allora di chiamare il giornale e di dettare al capo-servizio di moda e spettacolo «trenta righe di perfidia» che abbruttiscono l'immagine della ragazza a tal punto da farla apparire come «una specie di cesso», per usare le parole di Tabasso. Come se non bastasse la firma in basso all'articolo è quella di Saverio, collaboratore del giornale tramite il quale il protagonista aveva conosciuto la modella. «Borghese nel senso peggiore del termine,» continua Tabasso «il protagonista fa il fidanzato in maniera scorretta e il giornalista in una redazione molto tribale fatta di gente che preferisce cercare un errore negli articoli degli altri che andare a caccia di notizie».
Un romanzo che si fa leggere, quindi, e una presentazione senza dubbio interessante. Unico neo: la scarsissima affluenza di pubblico. Si è notata soprattutto la totale assenza di quei circa seicento aspiranti giornalisti che compongono "l'armata" di Scienze della Comunicazione e che hanno irrimediabilmente perso un'occasione di confronto con professionisti del settore.


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