recensioni


27 mar 2003

Il cattivo cronista



Rudy Saporito è un figo. Troppo togo, si dice qua a Cagliari. Ma "il Cattivo Cronista" è un libro che va letto ovunque abitiate, perché descrive con una fotografia realistica e senza sconti i piccoli marciumi (tanti) e i pochi splendori di ogni città di Provincia che si rispetti (o che si rispetti ben poco): i rapporti tra le "istituzioni", come i tribunali, le questure, l'alta borghesia e la maldicenza popolare (istituzione non inferiore alle altre per credibilità e importanza, in un agglomerato urbano delle dimensioni di Cagliari) e soprattutto svela il ruolo di un cronista di nera e gli altarini di un giornale, anch'esso di provincia, che è l'esatto specchio della città che vorrebbe informare: piccoli marciumi (tanti) e pochi splendori, tra cui Rudy Saporito. Troppo togo. Il migliore.
La fotografia è realistica, dicevo, e senza foto ritocchi, calze a rete sull'obiettivo della telecamera, luci studiate per scaldare o ammorbidire: Cagliari ne esce infatti così così... spacciatori, poliziotti non proprio impavidi, giovani e meno giovani che non fanno mistero del largo uso di droghe leggere e meno leggere, vita mondana, belle pivelle (leggi modelle) che fanno carriera sulle apparenze e belle pivelle (leggi croniste) che fanno carriera dentro al giornale sollevando le gonne e la quantità di ormoni della redazione... I buoni e bravi che soccombono, i bravi e furbi, e forse anche un po' bastardi come Rudy, che invece sono destinati a diventare i migliori... Perché le notizie le cercano, le trovano o altrimenti le creano. Perché le donne le amano, le conquistano altrimenti le domano.
Questo libro è davvero una perla, come mi ha detto alla presentazione un filosofo che conosco, anche se dopo il suo quinto bicchiere di mirto: è una cantina polverosa in cui rovistare, e tutto ciò in cui ti può capitare di infilare le mani risulterà parecchio interessante! In effetti è tante cose. Innanzitutto un noir atipico ma che trascina fino all'ultima pagina con ritmo impeccabile, pur senza troppo sangue né troppi spari (che comunque ci sono). Ma è anche un libro scritto da un sardo con un linguaggio originale, scolpito su carne viva che potrete apprezzare ovunque abitiate, ripeto, ma se vi soffermerete al gusto un po' esotico degli innesti in slang cagliaritano (mai forzati, mai casuali, centellinati proprio come delle spezie che devono solo insaporire e al tempo rendere unico il piatto) potrete dire di aver mangiato una bella bistecca tipica di un luogo, ma trovandoci i sapori di tutte le città del mondo.
E' anche un manuale per apprendisti giornalisti, per quelli che sapranno distillare tra le righe i veri trucchi del mestiere. Questo perché è anche un libro autobiografico, benché l'autore lo neghi, dal momento che Abate è un bravissimo cronista di un importante giornale cittadino. E questo non può che essere sigillo di genuinità e realismo. Ha un solo difetto, secondo me. Anzi, sicuramente più di uno. Solo che ancora non li ho scovati, per questo mi fa incazzare. Aspetto che lo leggiate anche voi. Insieme possiamo sputtanarlo questo Rudy Saporito che fa tanto il duro...


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