recensioni


15 giu 2011

Cerdeña. Un reino de la Corona de Aragón bajo los Austria



Siamo davanti a una pubblicazione che rappresenta l'opera maestra di Francesco Manconi e il culmine della sua traiettoria d'investigazione storica. Il libro e' stato pubblicato contemporaneamente in italiano (Edizioni Il Maestrale, Nuoro) e in spagnolo (Publicacions de la Universitat de Valencia). Il titolo: La Sardegna al tempo degli Asburgo. Secoli XVI-XVII, nella versione italiana, e Cerdena. Un reino de la Corona de Aragon bajo los Austria, nella versione castigliana. In primo luogo bisogna constatare che l'apparato critico e le fonti documentarie citate sono straripanti. L'elenco di archivi e biblioteche citati dimostrano la solidita' dell'indagine storiografica. Letteralmente, Manconi non solo ha pettinato gli archivi sardi ma anche numerosi archivi spagnoli e italiani, in pratica tutti quelli che conservano un qualche documento utile per scrivere la storia della Sardegna. La consultazione delle fonti e' stata diretta e senza intermediari, di modo che le notizie fornite vanno molto piu' in la' degli apporti messi a disposizione nell'arco dell'ultimo secolo dagli studiosi sardi attraverso la pubblicazione di fonti. Non sono meno importanti le referenze bibliografiche citate: non solo e' presente la recente storiografia sarda ma anche gli ultimi studi degli storici spagnoli, con molti dei quali Manconi ha mantenuto e mantiene una proficua collaborazione. La variazione del titolo del libro nella versione spagnola mi sembra una scelta del tutto deliberata: si vuole cosi ricordare alla storiografia spagnola che la Sardegna e' stato un regno della Corona d'Aragona per quasi 400 anni, e non solo nell'eta' medievale. Questo fatto, evidente per alcuni, non lo e' altrettanto per la storiografia spagnola e italiana che per motivi diversi, anche se complementari, lo hanno ignorato sistematicamente; o meglio, hanno ignorato la specifica storia della Sardegna e non l'hanno integrata nei loro discorsi sulla storia della Spagna in eta' moderna o sulla storia d'Italia. Nel primo caso, si tratta di discorsi che proiettano nel passato demarcazioni politiche del presente che ovviamente lasciano fuori l'isola; nel secondo, e' stato determinante il fatto che la costruzione dello Stato italiano, per cui erano necessari riferimenti che esaltassero i tratti dell'unita' nazionale, non fu una circostanza propizia per fare propria la memoria storica d'un regno caratterizzato come ispanico. Per fortuna, tuttavia, il sentimento di comunita' storica si e' mantenuto e si mantiene ancora in quello che fu il regno di Sardegna, di modo che la tentazione d'ignorare il passato non ha prevalso nella storiografia sarda. Questo e' stato un esito felice per la ricerca storica e attualmente possiamo contare con un'ampia produzione che, senza discontinuita', va dal secolo XVII fino ad oggi. Dalla controversa Historia general del regente sardo del Consiglio d'Aragona Francesco de Vico, pubblicata al tempo di Filippo IV, fino ai lavori del professore e archivista Francesco Loddo Canepa nel secolo XX, passando per l'opera paradigmatica dell'algherese Giuseppe Manno, la necessita' di riflettere sulla storia del regno di Sardegna e' stata una costante per la storiografia. Molto lontana nel tempo, e logicamente nel metodo, e' tutta la produzione odierna. Tanto a Cagliari come a Sassari esiste un nutrito gruppo di ricercatori di storia moderna, tra i quali bisogna segnalare Bruno Anatra, Francesco Manconi, Gianfranco Tore, Gianni Murgia, Maria Lepori, Giorgio Puddu, Carla Ferrante, Salvatore Loi, Giuseppe Mele e Raimondo Turtas. Anni fa, quando cominciavo a studiare alcuni aspetti della storia sarda, ho segnalato questo oblio riguardo alla Sardegna della storiografia modernista spagnola. Ci? che risultava, e ancora risulta, sorprendente ? che questo oblio sia commesso anche da storici che pretendono di compiere un?analisi storica di taglio ?nazionale? della Corona d?Aragona o dei Paesi Catalani. Dalla loro prospettiva dovrebbe essere inaccettabile fare storia della Corona d?Aragona proiettando nel passato la situazione politica del presente, facendo coincidere cio? la Corona d?Aragona esclusivamente con i paesi iberici che appartennero a questa Corona. Credo inoltre che sia inammissibile fare storia della Corona d?Aragona, ed anche storia della Spagna, senza tener in conto i vincoli che si mantennero con il regno di Sardegna per quattro secoli. E ci? mi sembra ancor pi? inaccettabile sulla base di criteri prettamente accademici. Il processo di aggregazione della Sardegna nell?ambito della Corona d?Aragona, che si realizz? dal punto di vista sociale, economico, politico e culturale, cre? una componente in pi? della confederazione, trasform? pienamente il territorio e -ci? che ? pi? importante per le nostre tesi- contribu? a definire il carattere della stessa Corona. Cos? questo durevole legame di quattrocento anni ha segnato intensamente non soltanto i caratteri fondamentali della societ? sarda, ma anche lo stesso nucleo espansivo. Un?importanza, quella della Sardegna, che non bisogna quantificare per il peso demografico o economico dell?isola, certamente minore rispetto ai paesi iberici, ma per l?intensit? dei vincoli stabiliti dal punto di vista economico, sociale e culturale, e per il conseguimento d?una struttura politica e istituzionale che manteneva relazioni di reciprocit? con l?insieme della Corona. Qualsiasi analisi del passato, qualsiasi approccio accademico, non pu? prescindere pertanto da questa realt?. E il professor Manconi non ? lo ha mai fatto. Senza complessi ha affrontato la storia sarda dei secoli XVI e XVII prendendo le distanze dai luoghi comuni che qualificavano semplicemente il periodo come quello della dominazione spagnola e che ignoravano il carattere dei legami che finirono per stabilirsi tra la Sardegna e il resto dei territori della Corona d?Aragona e che vanno oltre il fatto d?essere tutti governati, e dominati, dalla stessa monarchia. Non a caso il primo capitolo si intitola ?Il vincolo con la Corona d?Aragona?. Non ? solo una sorta di introduzione agli otto capitoli del libro, ma allo tempo stesso ? la trama generale su cui si andr? costruendo tutto il discorso storico. Dopo una breve analisi dell?espansionismo catalano d?et? medievale che finir? per cambiare le regole del gioco tanto nelle campagne sarde, dominate dalla feudalit?, come nelle citt? costiere, protagoniste degli scambi mercantili col mondo esterno, il primo capitolo descrive le linee maestre del processo di conformazione del regno sardo come un regno della Corona d?Aragona, tanto dal punto di vista economico e sociale come giuridico, politico-istituzionale e persino culturale. La riflessione finale si addentra nell?analisi del ruolo che il patronage reale esercit? sulle reti familiari e clientelari, determinando la costituzione di un regno fedele alla Corona a dispetto di tensioni permanenti e di interessi contrastanti delle ?lites. Sarebbe pretenzioso tentare di riassumere il contenuto del libro. Siamo davanti ad un?opera che potrebbe dividersi in tanti libri quanti capitoli contiene o, procedendo ad un altro tipo di divisione, non cronologica, potremmo ottenere tante monografie quanti sono i temi trattati, dalla storia economica e sociale fino alla storia della cultura, passando per la storia politica. E dentro ognuno di questi settori potremmo annotarne altri ancora: l?economia cerealistica della Sardegna, la fiscalit? regia, la struttura feudale e la sua trasformazione, la storia urbana, la difesa delle coste, l?evoluzione delle istituzioni regie, la storia parlamentare, la nascita delle universit?, etc. Nei quattro capitoli che seguono quello introduttivo, cio? dal secondo al quinto incluso, si analizza il processo che, partendo dal regno di Ferdinando il Cattolico e culminando col regno di Filippo II, porter? la Sardegna ad una piena integrazione nella monarchia. In ?Da Ferdinando II a Carlo V: il lungo cammino verso la modernit?? (titolo del primo di questi quattro capitoli) si analizzano il superamento dei conflitti feudali nella seconda met? del secolo XV, la politica d?affermazione del potere monarchico con Ferdinando II e l?inclusione della Sardegna nella monarchia degli Asburgo con l?avvento di Carlo V. Il capitolo dedicato al regno dell?imperatore, ?La contrastata preminenza reale dei tempi di Carlo V?, contiene l?analisi di problematiche particolarmente interessanti. Sulla scena politica si manifesta minacciosa l?antica propensione delle classi dominanti sardo-catalane di sostituire la monarchia nell?esercizio del potere territoriale. Il bilancio finale ?, forse, non tanto il riconoscimento della preminenza regia (Manconi parla di ?offuscamento della potest? reale?) quanto il mantenimento della fedelt? del regno a costo di non rivelare le responsabilit? di una Inquisizione alleata con certe ?lites corrotte e di non riformare le strutture del potere tradizionale. Nel capitolo ?Da Carlo V a Filippo II: una complicata transizione politica?, le attitudini incontrollate delle ?lites continuano a rappresentare un grave problema, ma affiorano anche altre complicazioni che richiedono un?azione prioritaria della corte. La principale preoccupazione ? la difesa del territorio sardo, a cui viene subordinata ogni aspirazione di riforma dell?amministrazione del regno. Finalmente nel parlamento Madrigal, il cui esito ? condizionato dal finanziamento della difesa, prende forma una nuova alleanza tra monarchia e regno: in quel frangente si manifestano altri elementi interessanti che preannunciano la ristrutturazione politico-amministrativa che avr? luogo nella seconda met? del secolo. Nel capitolo seguente, ?L?integrazione nella monarchia di Filippo II?, si affrontano, tra le altre questioni, alcuni mutamenti fondamentali per la storia e la conformazione del regno sardo, come lo sviluppo dell?amministrazione regia con la creazione della Audiencia; la riforma tridentina che, paradossalmente, significher? una maggiore integrazione culturale della Sardegna con il resto della monarchia; il sempre scottante problema della difesa che si deve mettere in marcia congiuntamente agli altri territori mediterranei della Corona; e per ultima, l?eterna e ardua ?questione del grano? che si cerca di governare con misure di controllo della produzione e dell?esportazione gestite dalla Corona. Il bilancio finale, come si ? detto, ? che il regno di Sardegna, bench? segua un ritmo politico pi? lento, conosce una piena omologazione con gli altri regni della Corona d?Aragona. I tre capitoli finali riguardano il secolo XVII. Un periodo che termina con la crisi dinastica che comporter? la separazione definitiva della Sardegna dalla monarchia composita degli Asburgo. I capitoli seguono a grandi tratti la sequenza dei regni degli ultimi tre Asburgo, ma trattano problematiche indipendenti dalla cronologia dei sovrani da cui a volte prescindono. Nel primo, ?I tempi torbidi del duca di Lerma?, si affronta il periodo di governo del valido di Filippo III. A quel tempo la corruzione nel commercio del grano raggiunge livelli insospettati e contamina la stessa istituzione viceregia. All?inizio del secolo le ingenti esportazioni di grano servono tanto per garantire entrate importanti alla finanze del regno quanto per arricchire i vicer?, ed allo stesso tempo contribuiscono al consolidamento nell?isola di alcune dinastie di commercianti genovesi. Il governo del vicer? Vivas, ormai durante il regno di Filippo IV, sembra non abbandonare la tendenza dei costumi corrotti dei predecessori, generando l?opposizione delle ?lites cagliaritane e dando luogo a uno dei conflitti politici pi? importanti del secolo. Nel capitolo ?L?Unione delle Armi?, si misura l?impatto che ebbero sul regno i progetti del governo del conte-duca di Olivares. Un governo in cui spicca la figura del primo regente sardo del Consiglio d?Aragona, Francesco de Vico. Manconi gi? ci aveva gratificato con alcuni lavori su questo personaggio. Ora dispiega in tutta la sua dimensione storica il periodo in cui Vico esercit? il suo patronage familiare e clientelare. Nel capitolo si insiste particolarmente sul carattere di regno fedele che la Sardegna assume nel crocevia della crisi della monarchia ispanica. Per ultimo, nel capitolo dedicato alla seconda met? del Seicento, ?Il disordine (1650-1700)?, spiccano diversi temi: la crisi economica che si apre a partire dagli anni cinquanta; la peste che in quegli stessi anni devasta l?isola; l?inizio di una crisi politica che sfocier? nella cosiddetta crisi Camarasa (forse l?argomento pi? trattato e distorto dalla storiografia tradizionale sarda che Manconi analizza nei suoi giusti termini); una densit? di temi tra cui non dobbiamo dimenticare l?analisi di certi esperimenti d?arbitrismo economico, in sintonia con i segnali di rinascita economica (e non solo economica) che si avvertono contemporaneamente in altri territori della Corona come Catalogna e Valencia. Esperimenti che diedero luogo alla pubblicazione di alcuni provvedimenti e prammatiche, i cui contenuti vennero recuperati dal riformismo sabaudo quasi un secolo dopo. Con l?inizio del disfacimento della monarchia composita degli Austria Manconi pone fine al suo libro. L?opera non ha solo una grande rilevanza accademica ma anche sociologica, giacch? con essa la Sardegna recupera pienamente una parte importante della sua memoria storica. Per concludere citer? soltanto una frase del libro: ?Pertanto le questioni di governo della Sardegna non hanno carattere d?assoluta peculiarit? (come ha creduto per troppo tempo la vecchia storiografia sarda affetta da una visione degli avvenimenti circoscritta al contesto locale) ma sono perfettamente inquadrate - come del resto quasi sempre accade nella storia della Sardegna medievale e moderna - nelle problematiche storico-politiche della Corona d?Aragona?. Una dichiarazione di principi che non dobbiamo dimenticare in futuro. A partire da ora, non si potr? fare storia moderna della Sardegna, un regno della Corona d?Aragona nella monarchia degli Austria, senza tenere il libro di Francesco Manconi come punto di riferimento.Lluis Guia i Marin


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