recensioni


7 giu 2008

Quando l'infanzia frena bruscamente



La brusca fine dell’infanzia e delle fantasie di bambina, il saccheggio di un giardino popolato di amici immaginari sono i temi fondamentali del romanzo di Alberto Capitta "Il giardino non esiste" edito da Il Maestrale. Temi ampiamente ricorrenti in letteratura, ma trattati con una prospettiva che ondeggia tra la favola dark e il realismo magico. E’ la storia della piccola Carmen, che vive un’infanzia felice con Romeo, padre premuroso e facoltoso commerciante, i suoi fratellini e le tante domestiche che animano la casa, e nonostante la matrigna Flora, che non la accetta soprattutto perché la bambina è affetta da un male innominabile. Le impone, così, un intervento chirurgico che le sconvolge la vita. "Il mondo vero, leggiamo la nota di sunto - attende Carmen: la vita prepara nuovi ostacoli. Annichilita da un lutto terribile, la famiglia andrà alla deriva. La salvezza potrebbe avere il nome della zia Olga, donna votata alla libertà, capace di parlare tanto ai bambini quanto ai folli, che prende con sé la bambina, portandola su una piccola isola spazzata da un vento dispettoso. Qui la bambina cresce e si fa donna, però il passato riemerge e domanda delle scelte. Così molto altro dovrà accadere nella vita di Carmen, dentro una fiaba tragica".

Il libro ha molti pregi, soprattutto legati allo stile personale dell’autore, alla sua capacità di evocare, di simulare ma anche di dissimulare, dando alla narrazione una cadenza sincopata e un montaggio quasi cinematografico: trasponendo scene in modo da supportare interrogativi che nascono nella lettura. In fondo siamo in presenza, dicevamo, di una favola un po’ dark, che sembra occhieggiare alcune sceneggiature care a Righard Donner o Ridley Scott. Se qualche difetto lo si può riscontrare sta nell’automatismo che sembra muovere i personaggi in modo quasi deterministico, limitando leggermente la portanza morale del loro personaggio, o anche nella concettualizzazione delle introspezioni della piccola protagonista che, in fondo, è una bambina. Per il resto si tratta pur sempre di una favola e questo incide non poco sull’andamento etico della vicenda con la ampia gamma di plausibilità che può lasciare nelle conclusioni e nelle convinzioni che il lettore nel frattempo è andato maturando. Insomma: la plausibilità della storia può non convincere proprio per via della sostanziale plausibilità storica nel "soggetto". Ma su questo potremmo non trovarci d’accordo con molti. La ricerca linguistica e la costruzione delle scene mostrano uno scrittore di talento e di grande capacità rappresentativa e un buon conoscitore delle dinamiche narrative. Il che non è poco in un panorama letterario in cui imperversano i neo-fogliettoni adolescenziali, semplicistici e riduttivi. Una parola va detta anche sulle edizioni Il Maestrale, che mostra di seguire un filone innovativo, molto attento all’evoluzione linguistica della narrativa italiana.



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