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1 giu 2019 - Sardinia Post Magazine, maggio/giugno 2019 | Ignazio Caruso

Tutte le novelle di Grazia Deledda

Grazia Deledda - Tutte le novelle - Vol. I (1890-1915)


Il Maestrale ripropone l’intero corpus di novelle deleddiane in un’elegante edizione divisa in due volumi, il primo dei quali appena pubblicato e impreziosito dalla prefazione di Marcello Fois.

A volte succede, sono loro stessi ad accorgersene: sfogliano le pagine dell’antologia, quando ecco che una mano si alza e uno di loro – uno studente, più spesso una studentessa – domanda: «Scusi prof, ma dov’è Grazia Deledda?»

L’insegnante arrossisce, la domanda è scomoda ma legittima. La ricerca dell’unica donna italiana insignita del premio Nobel per la letteratura all’interno dei manuali pare affare per rabdomanti, folle volo da spericolati pionieri. Setacciato il testo, se va bene, la si ritrova risolta e relegata in due paginette posticce incastrate tra verismo e decadentismo; se va male, e quasi sempre va male, di Grazia Deledda non v’è traccia: sparita, dissolta, evaporata nel cieco mondo dei minori, dei laterali, dei dimenticati. Eppure la domanda resta e quel confino ai margini del canone alimenta la curiosità, spinge vecchi e giovani ancora di più a chiedere e a chiedersi: ma dove accidenti è finita Grazia Deledda?

È forse anche per tentare di colmare questo vuoto che Il Maestrale sceglie di riproporre l’intero corpus di novelle deleddiane in un’elegante edizione divisa in due volumi, il primo dei quali appena pubblicato e impreziosito dalla prefazione di Marcello Fois, autore che più di tutti, negli ultimi anni, si è speso per promuovere la riscoperta e la rivalutazione di Grassiedda. Autrice di «un progetto narrativo imponente, ai limiti del supponente», spiega Fois, «periferica», «straniera», difficilmente canonizzabile e quindi reclusa nel «limbo degli scrittori», la «madre della narrativa sarda contemporanea» ha dovuto fare i conti con «il problema di essere donna» e di aver oltrepassato, in quanto tale, le colonne d’Ercole di quello che «troppo superficialmente viene definito “universo della scrittura femminile”». Sempre in bilico tra una damnatio memoriae e la riduzione a «semianalfabeta locale miracolata», il mito deleddiano si colora dei tratti tipici dell’underdog, il cavallo su cui, prima della gara, nessuno punterebbe un euro, ma che alla fine la gara la vince, e con largo distacco. Ne sono prova le novelle raccolte in questo volume, scritte tra il 1890 e il 1915, prima del trionfo svedese. Racconti, spiega Fois, che vanno a comporre «un catalogo epico di situazioni. C’è il sociale, il poliziesco, l’erotico, il rosa, l’epico, il realistico e il gotico. C’è una tensione della Lingua come quando – e capita solo ai narratori puri – tutto sembra passare attraverso una condizione naturale anziché attraverso la padronanza di un codice».

La domanda iniziale può così trovare risposta. E l’insegnante, contenuto l’imbarazzo, sorriderà di fronte alla curiosità della studentessa o dello studente e, porgendo una delle tante prove d’arte della scrittrice, potrà rispondere: «Grazia Deledda? È nei suoi libri».



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