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1 dic 2010 - www.uildm.org/gruppodonne | Simona Lancioni

"Mia figlia follia" di Savina Dolores Massa

Mia figlia follia | Savina Dolores Massa


Storia "senza luogo" e in certa misura anche "senza tempo", ma con una vaga "consistenza nuragica" che la fa pensare in Sardegna, "Mia figlia follia" - che ha per protagonista Maddalenina, donna con disabilità mentale - è la più recente fatica letteraria di Savina Dolores Massa, poetessa, narratrice e autrice di canzoni e testi teatrali, che ama la tradizione poetica orale

Maddalenina è brutta, sporca, puzzolente e povera. Vive con la pensione di invalidità per matti. Paga le cose regalando centrini, oppure le riceve in dono dalle signore della carità.
Maddalenina ha una disabilità mentale e non sa che ciò può dare qualche "vantaggio". «Non comprende la fortuna della sua differenza: ad essere stupidi si comanda il mondo e conto non se ne dà a nessuno, né di sbagli, né di meriti. La invidio, questa qui, sempre perdonata dalla sua coscienza» (Savina Dolores Massa, Mia figlia follia, pp. 24-25).
Maddalenina è orfana e sola. «Molte persone camminano sempre a due a due, io, quando piove, non ho neanche la mia ombra appresso» (op. cit., p. 37). Dovunque vada riceve sempre il solito invito, «Vattene». L’unica che ascolta Maddalenina è Maria Carta, una donna che guarisce le ossa fuori posto e ripara gli ombrelli. Maria Carta l’ascolta ma non parla mai.
Maddalenina ha cinquant’anni e ha deciso che vuole avere una figlia. Sarà l’uccellino imbalsamato del suo orologio a cucù a strillare i nomi dei tre improbabili e ignari padri. La sua pancia inizierà a crescere anche se «Nessuno dei tre maschi di cui parla può averla fecondata: non uno che ha perso i genitali per disgrazia, non un ragazzino che ancora non si conosce il membro eretto, non un vecchio omosessuale, che a parte il rifiuto per donne, immagino conservi il proprio contenuto di mutande assieme ad abbondante naftalina» (op. cit., p. 74).

Mia figlia follia, l’ultimo romanzo di Savina Dolores Massa, ha un’affabulazione allegra e originale, una scrittura fluida che rende piacevole la lettura. Mentre leggi continui a chiederti se ciò che sembra è ciò che è. «Due possibilità dovrebbe darci la vita: la prima solo per imparare, e l’altra per esistere capendo» (op. cit., p. 14). Ora sto imparando o sto capendo? Maddalenina è davvero incinta? Maria Carta esiste? Chi sta raccontando questa storia? E quel susino che trovo ogni tre per due è secco oppure no?
Massa, a differenza di altri/e scrittori e scrittrici sardi/e, non usa sa limba (la lingua sarda) neanche negli incisi e adotta uno stile che rende difficile individuare il luogo (e, per la verità, anche il tempo) in cui si svolge il romanzo. Tuttavia alcuni cognomi dei personaggi (Carta, Coghe, Pes) sono tipici sardi, solo un sardo chiama la penisola "Continente" e il disincanto che informa certe descrizioni ha una consistenza nuragica.

Savina Dolores Massa è nata e vive a Oristano. Scrive poesie, racconti, romanzi, canzoni e testi teatrali. È amante della tradizione poetica orale.
Con il romanzo Undici (Nuoro, Il Maestrale, 2008) è stata finalista al Premio Letterario Gramsci del 2006 e al Premio Letterario Calvino del 2007. Ha fondato, assieme al musicista Gianfranco Fedele e all'attore Alessandro Melis, la Compagnia Teatro Jazz Hanife Ana, con la quale ha messo in scena numerosi lavori, tra cui il monologo È nata 'na creatura, tratto dal romanzo Mia figlia follia. Collabora anche con l’Associazione pARTIcORali della sua città all’organizzazione di eventi culturali. Gestisce il blog d’arte Ana la balena.

"Recensione curata da Simona Lancioni per Gruppo Donne UILDM (Unione italiana lotta alla distrofia muscolare, www.uildm.org/gruppodonne), qui ripresa per gentile concessione."


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