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19 set 2010 - Unione Sarda | Daniele Barbieri

Tre padri e un cero per "Mia figlia follia"

Mia figlia follia | Savina Dolores Massa


Tre anni fa a Cagliari, una calda sera durante la rassegna Marina Cafè Noir: molte decine di persone arpionate dallo scrittore Tahar Lamri con la storia del "figlio dimenticato" cioè come una donna in Mauritania può andare da un uomo e dirgli "mi hai lasciato un bimbo nella pancia"... e quello - giovane o vecchio, ricco o povero - invece di offendersi o negare lo prende per un onore. Quella sera la gente in Marina non voleva andar via, rimase ad ascoltare Lamri anche quando i tecnici staccarono le luci. Il nuovo romanzo di Savina Dolores Massa, Mia figlia follia (Il Maestrale, 190 pagine per 16 euri) può fare lo stesso effetto. Una storia stranissima, persino difficile da riassumere: più che leggerla ti sembra di ascoltarla e nulla dovrebbe bloccare questa magia.

È matta Maddalenina? Sembrerebbe se a 50 anni d'improvviso decide di volere un figlio da tre padri (anzi quattro contando un cero, sì proprio quelli di chiesa), se parla con una strega "di ossa e parapioggia" che neanche le risponde.

È brutta Maddalenina, sporca anzi puzzolente, orfana, povera e scema. Dalla scuola l'hanno cacciata subito: "mette freddo alla classe" disse la maestra. La parola che più spesso le dicono è "Vattene". Talmente sola che a volte neppure l'ombra le fa compagnia. Eppure Maddalenina "si desidera eguale agli altri". E se non ha compreso il valore dei soldi però capisce che "le bambole e le persone sono diverse" e sa dispiacersi "per gli occhi degli altri".

Trecce rubate a una dodicenne, un susino, fritture di "zucchero e liquerizia", una vecchia macchina da scrivere "con il tasto M" oleoso, "la melodia dei tarli quando russano": non è il nostro l'universo di Maddalenina e Maria. Eppure troveremo qualcosa in comune: magari solo che la peggior malattia è la paura.
Eccoli i tre padri inverosimili e ignari. Uno è Quirico Malannata, in fuga da non si sa dove e senza "cognome da tramandare2 cioè rovinato per sempre (negli attributi maschili) da un toro. Il secondo è un ragazzino, Graziano Lucente che per ribellarsi alla tirannia di una famiglia dove si campa 100 anni vuole suicidarsi prima di arrivare a 15. Terzo padre ipotetico è Rocco delle Spezie, un vecchio professore che alle donne ha sempre preferito burberi marinai. Davvero poco plausibili come fecondatori ma... chissà .
La pancia di Maddalenina cresce "rigogliosa" o è immaginazione? E nascerà un "mostro a tre teste con un cero in mano"? O lei chiama figlia "un cancro che le lacera gli intestini"?  La strega-guaritrice, cioè Maria Carta, non parla perché è telepatica o invece non esiste?
Chi è morta e chi è viva in questa storia? Chi legge i pensieri a chi? La strega si domanda pure chi sia il regista invisibile di questa "assurda commedia a cui ho l'obbligo di partecipare". In un famoso apologo il bruco sogna di essere una farfalla che immagina di essere un bruco. Anche qui, alla fine, scopriremo che tutto è sogno? "Due possibilità dovrebbe darci la vita: la prima solo per imparare e l'altra per esistere capendo". A tutte le domande Savina Dolores Massa sa dare una risposta, forse lei ha avuto due vite.
Quando si legge un libro davvero insolito subito scatta il gioco del paragone: chi ci ricorda questo Mia figlia follia? Ha molte atmosfere in comune con taluni libri del realismo magico latinoamericano. Ma chi conosce Theodore Sturgeon -  autore poco amato dagli editori italiani ma osannato altrove - ritroverà quei mondi svegliati sull'orlo dell'impossibile, quei cristalli sognanti e soprattutto la capacità  di far scaturire la poesia da ciò che qualcuno definirebbe "la parte più sporca degli esseri umani" ma che probabilmente è solamente un'altra vita o possibilità di ogni essere umano che preferiamo dimenticare. È un libro strepitoso questo Mia figlia follia. Come il precedente eppur diversissimo Undici sembra pronto per essere messo in scena. O raccontato all'aperto in una sera dove nessuna delle persone presenti vuole andar via prima della fine. Al buio, anche meglio: è là che nascono le storie e si ascoltano in cerchio. Un po' tremando. A me resterebbe una sola domanda per Maria, a Maddalenina o forse a Savina: come si fa a capire se un susino è secco?


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