recensioni


21 ago 2011

Una mariposa a Platamona



Alessandro Stellino è nato a Nuoro, vive a Milano e scrive alla sassarese. Un bè bene, a giudicare dal suo primo romanzo che si intitola Incendi ed è edito da Il Maestrale (pg.128, euro 16, in libreria dal 24 agosto). Protagonista, una curiosa ragazzina sterminatrice di cavallette e divoratrice di ghiaccioli Fior di Fragola e giornalini.

Si chiama Perla (e la sua migliore amica, off course, Giada) la bella mariposa del Capo di Sopra che racconta con sapidissima prosa sgrammaticata la sua estate del 1986. Passata in beatitudine sulla spiaggia di Platamona in compagnia, del tutto clandestina, di una strana coppia di forestieri, Mirco e Lilli. Due tipi simpaticissimi, nonostante lui perda sangue da una gamba e lei sia sordomuta e stazioni quasi perennemente sul tettuccio di una Ford Capri rossa targata Oristano. Con la qual vettura i tre fanno interessanti gite: a vedere i fenicotteri che stanno su una zampa sola o i nuraghi che “se non lo sapevate sono le case dei primitivi”. A colpi di gerundi, forme dialettali, e (a voler latineggiare) di idiomatici dativi al posto degli accusativi, Perla si rivolge direttamente al lettore ignorando ogni possibile editing. Creatura libera, e sostanzialmente innocente, non sente la mancanza di un padre ubriacone morto sfracellato in un incidente.“Al funerale di babbo non mi è venuto da piangere ed ero l'unica. C'erano un sacco di signore vecchissime vestite di nero piangendo come fontanelle anche se non le avevo mai viste prima e non so perché erano così tristi visto che a babbo secondo me manco lo conoscevano”.

“Fiza mala”, inveisce sua madre che è di Mamojada e ha sposato uno di Sorso. La genitrice inutilmente minaccia susse all'unigenita ribelle, o meglio, avventurosa, che detesta la scuola e va matta per Eros Ramazzotti e i cartoni di Ledi Oscar e Dolce Remì. Una bambina, in crescita accelerata certo, che quando è triste se ne sta a letto immuzzigghiradda ed è ancora tanto ingenua da scambiare per neve la cenere dei roghi d'agosto sul terzo pettine della statale Biddi Biddi. Facile a incantarsi, questo sì, e felice di frequentare gente toga come Mirco e Lilli: fratelli o fidanzati, vai a sapere. E improvvisamente, dopo tanto spasso, spariti. Senza salutare. Si innesta qui, in un turbinio di elicotteri e motovedette, la seconda parte del libro che cede la parola a un altro narratore: Giacomo Piras, giornalista appassionato di omicidi. Lo stile da matita rossa di Perla cessa bruscamente. A sostituirlo, la scabra cronaca di fatti misteriosi nella zona di Iglesias e l'evasione dall'Asinara di Matteo Boe e Salvatore Duras. Uno condannato per sequestro, l'altro per rapina.

Stellino, critico cinematografico specializzato in Letteratura americana, non esplicita nessi e legami tra il fantasioso diario di Perla e gli eventi realmente accaduti in Sardegna nei tardi anni Ottanta. Lascia intuire, accennando per esempio a una Beretta con la matricola abrasa usata da Mirco per sparare ai barattoli. Per il resto, a parlare sono le colonne dell'Unione Sarda e della Nuova Sardegna. Tra gli articoli dedicati alla fuga dal carcere, solo un trafiletto dà notizia del ritrovamento di due cadaveri abbandonati sul litorale di Platamona: giovani e sprovvisti di documenti. Chi siano e da dove vengono, nessuno lo sa. Neppure la polizia - impegnata nelle ricerche dei latitanti scappati da un carcere di massima sicurezza a nuoto o su un naviglio - viene a capo di un giallo sussinco che attraversa l'Isola intera.



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