recensioni
Traumi che vanno e vengono. L’eterno ritorno del rimosso in una famiglia allargata
Stia attento il lettore a non confinare questo romanzo entro limiti, per così dire, di pirandellismo. Pirandello resta lontano. E Angioni si conferma scrittore di formidabile qualità antropologica (poco importa, poi, che faccia anche l’antropologo di professione): sicché noi ci accorgiamo subito che la domanda decisiva è un’altra, pur discendendo direttamente dalla prima. Questa: che cos’è la famiglia, e che cosa può accadere veramente al suo interno, là dove le verità s’impongono con il linguaggio eloquente della reticenza? Le epigrafi che fungono da soglia a un romanzo possono essere illuminanti, soprattutto quando sono scelte con intelligenza critica. Angioni non poteva essere più chiaro, ricavandola da una citazione di Karl Kraus, svagata eppure terribile: «Spesso però anche la somiglianza tra padri e figli ha le più tragiche conseguenze». Pirandello resta lontano: anche se, quanto a ossessioni familistiche, la Sardegna di Angioni può valere come quella Sicilia. Intendiamoci: io non credo che, in letteratura, la geografia sia mai risolutiva: epperò qualcosa vorrà dire che Alba dei giorni bui sia stata concepita su quell’isola la cui cultura resta sensibilissima al problema identitario, ai processi profondi che l’identità strutturano. L’isola in cui il passato non finisce mai di passare: per romanzi in cui − da Satta a Mannuzzu − i morti si mescolano ancora ai vivi, e talvolta con più invadenza.
Perché dico questo? Per il fatto che anche quella di Angioni − ce ne eravamo già accorti recensendo qui La casa della palma (2003) − è una famiglia allargata: ai trapassati, che non trapassano mai. Nella lingua di Alba, dove la visione ha la stessa nitida consistenza della realtà, la tossicodipendenza di Carlo si va a sovrapporre subito al diabete del padre: «Carlo e babbo, babbo e Carlo… continuo a confondere i loro due mali, tutti e due appesi a una siringa». La famiglia: eterno ritorno del rimosso. La famiglia: che è sempre oscuro avvertimento di un trauma, d’una colpa e d’un rimorso. Su una strada che, dalla Deledda a Mannuzzu, ha dato risultati anche alti. Angioni conosce bene quella strada: e sa anche come incamminarvisi.
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