recensioni


19 dic 2002

Quei piccoli gialli di Sergio Atzeni scritti con l’orecchio alla musica



Ci sono racconti che evocano musiche, melodie che richiamano memorie e ritmi degni di essere romanzati. L’aveva pensata così Sergio Atzeni agli inizi della sua carriera di scrittore, primi anni Ottanta, quando nei negozi di dischi andava a cercare il suono nuovo. Al di là del rock progressivo, barocco e alla canna del gas. Poco più su della furia punk, ma non molto distante. Il sax fluttuante dei Tuxedomoon, struggente quanto basta per costruirci sopra una rapina in una bisca clandestina: soldi -sporchi-, donnine -luride- e una cricca di caini fra vecchia e nuova mala. Un bel giochetto (oggi si direbbe multimediale) fatto con una macchina da scrivere e un giradischi. Leggi Atzeni e ascolti il brano che ha scelto per te. Racconti con colonna sonora: titolo voluto dallo scrittore cagliaritano per dare alla luce questo esperimento a puntate sulla rivista Orient Express di Loriano Macchiavelli. Titolo per il lavoro di ricerca, ricomposizione, spiegazione e pubblicazione di quelle storie e di altri dattiloscritti in musica, imbastito da Giancarlo Porcu per la casa editrice Il Maestrale (10 euro), in libreria da alcune settimanale.

Una raccolta quasi in stile discografico. Non un Best of…, ma una selezione a tema, come quelle che il mercato indipendente produce per chi non può godere dei tormentoni dell’estate, né si lucida gli occhi davanti ai video delle nuove sexy bambine-ballerine-cantanti prodigio. Piccoli, preziosi prodotti di culto capaci però di rompere la cerchia elitaria e solleticare anche palati solitamente più indulgenti. Sembra così questo Racconti con colonna sonora, fin dalla copertina: un magnifico hi-fi anni Settanta. Libro-disco capace di fulminare anche chi con Sergio Atzeni ha poca familiarità. Peccato che Il Maestrale non abbia pensato di allegarci un cd con le musiche scelte. O forse per fortuna. Perché ora il lettore è costretto a uno sforzo in più : procurarsi i dischi e immergersi fra scritto e suono.

Sin qui estetica e tecnica. Il contenuto offre almeno due letture. Forse tre. I racconti. Il lavoro di ricerca. Il dietro le quinte: lo spettacolo nello spettacolo che a volte è persino più intrigante di ciò che va in scena sul palco.

I racconti. Seguono il ritmo della musica ed evocano la Sardegna metropolitana. Anzi, la bidda-metropolitana, Cagliari. Bastarda, bastascia, e traditrice, caina per dirla in gergo. Animata da quei personaggi tanto amati da Atzeni. C’è Caino che si muove sulle note dei Tuxedomoon per una rapina in un villino trasformato in bisca. Fra le pagine si materializza l’hinterland della città. Case sparse e mandorli, forse le frazioni quartesi teatro nella cronaca vera degli anni a seguire di guerra fra narco-bande. E poi ancora Caino con Paperina (gaggetta tutta curve) per colpi mordi e fuggi al Poetto sull’onda elettrica dei The Clash. Mostriciattoli urbani. Mai quanto Savino. Grasso, solo, travolto da visioni in bikini al sole dello stabilimento balneare Il Lido. Savino mastodontico come un elefante bianco: fragile nello spirito, non nei muscoli. Un’esistenza che trasuda quella miscela di rabbia, frustrazioni, morbose passioni che strisciano nelle periferie arrugginite di ogni città, nei centri storici abbandonati e ingrassano intersecandosi con altre storie ancora più disgraziate.

Sono racconti che inondano lo spirito di una malinconia infinita. Belli. Punto e basta.

Poi c’è il dietro le quinte. In questo libro c’è il carteggio di uno scrittore trentenne che se ne frega se i suoi racconti non saranno pagati, se saranno tagliati e se non saranno mai pubblicati. «Se non buono, si butta nel cestino», scrive Atzeni a Loriano Macchiavelli, «Quaggiù non piangeranno».

Parole che spingono a pensare ad altri scrittori e ad altri atteggiamenti.

C’è il lavoro di ricerca. Che affascina. Giancarlo Porcu, 30 anni, una laurea in Lettere a Bologna, editor della casa editrice nuorese, autore di La parola ritrovata. Poetica e linguaggio in Pascale Dessanai (premio speciale Grazia Deledda 2002) è il curatore del volume. Porcu racconta che lo spunto per la ricerca dei materiali gli è venuto da un articolo di Gigliola Sulis comparso nel 2001 su La grotta della vipera. «La competente studiosa dell’opera di Atzeni segnalava questi materiali». Quasi una traccia segnata. «Nello stesso numero della rivista si trovava anche un ricordo di Loriano Macchiavelli relativo ad alcune delle scritture ora pubblicate. Inizialmente ho potuto visionare parte dei materiali fotocopiati grazie alla cortesia di Gigliola e di Rossana Copez, poi direttamente da Loriano Macchiavelli e Paola Mazzarelli, i possessori delle carte originali. Per la consultazione della fotocopia del racconto Gli amori, le avventure e la morte di un elefante bianco mi sono avvalso delle ricerche dell’amico Giuseppe Grecu, studioso di Atzeni».

Da un primo esame delle carte d’autore, Giancarlo Porcu si è reso conto che i racconti erano meritevoli di essere raccolti in volume. «Rappresentavano coerentemente una circoscritta stagione di scrittura importante per capire il percorso artistico di Atzeni. Il pubblicato riconosciuto degli scrittori spesso è una superficie dal sottosuolo ricco di scritture inedite e\o mal note che non costituiscono affatto gli scarti di lavorazione o gli esemplari fallati rispetto al pubblicato ma, anzi, la cui conoscenza contribuisce a completare e a comprendere meglio il già noto».

Materiali inediti che andavano trattati con molta delicatezza. «Una gentilezza che gli si deve usare - e si deve usare ai lettori - è quella di dichiararne con la massima precisione, provenienza e fisionomia. Da qui l’esigenza di un’edizione critica che descrivesse le fonti consultate e i modi in cui si restituisce il testo al lettore.»



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